1000 battute 1000 – L’odore della Milano Design Week

img_1297L’odore del ferro, misto allo sporco invecchiato, al sudore, al nervosismo e al ritardo le arrivavano al cervello. Se si dovesse giudicare una stazione ferroviaria con le narici, nessuno prenderebbe più il treno.

Era partita in assetto di guerra, preparata a dover spintonare, fucilare con lo sguardo e soffrire il caldo, il freddo, il sudore, la stanchezza e soprattutto la visione dei nuovi inquilini della città, senza sostanza e rigonfi di apparenza, account social e sovrastima di sé.
Stranamente, però, c’era uno strano torpore per le strade, un letargo interrotto solo dalle bandierine rosse sventolanti piazzate ovunque: Milano Design District.

L’odore del legno, dei secoli fissati in ogni truciolo, era caldo e rilassante. L’aveva presa per mano in un palazzo di Brera, per un viaggio lungo una vita, esauritosi in pochi minuti. Il Giardino Cinetico invece, profumava di terra e concime, pungente e profondo, da annerire i polmoni più dello smog.

La metro invece puzzava, puzzava proprio, ma la sete di bellezza che si propagava per la città rendeva anche lei insolita.

E poi… I glicini. Quei magnifici glicini che dondolavano al vento, sopra un’esposizione di biciclette – le biciclette ritrovate.
Quanto tempo è che non salgo in bici? – aveva pensato, mentre l’aria giocava con i petali di quei inebrianti, delicati glicini in quella corte a Milano, durante la MDW.

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